Come si sono evoluti i cetacei: dalla terra ferma all’acqua
Siamo nel cuore dell’Eocene, circa 50 milioni di anni fa. La Terra è calda, umida, le foreste tropicali si estendono rigogliose fin quasi ai Poli e i mammiferi iniziano a prendere il posto dei grandi rettili. In questo scenario, districandosi tra le foreste di mangrovie delle lussureggianti aree fluviali dell’Asia meridionale, è possibile incontrare un piccolo quadrupede con arti robusti, cranio allungato e denti aguzzi: il Pakicetus, quello che noi oggi riconosciamo come il primo cetaceo mai esistito sul nostro pianeta.
Domandarsi come un piccolo mammifero terrestre, non più grande di un lupo, possa essere l’antenato diretto di alcuni tra gli animali marini più imponenti mai apparsi sul nostro pianeta, apre le porte a una delle storie evolutive più affascinanti del regno animale.
La storia del Pakicetus è, in un certo senso, un ritorno alle origini: un ritorno all’acqua dove tutto è iniziato. La forte pressione ecologica, la competizione con altre specie e la sua già evidente affinità con l’ambiente acquatico (trattandosi di un cacciatore fluviale) spinsero questo animale a rifugiarsi in acqua dove trovò cibo in abbondanza e riparo. Con il tempo, da quello che era un mammifero terrestre, si arrivò a un esemplare più adatto alla vita acquatica che alla terra ferma.
La selezione naturale premiò via via quei tratti anfibi che miglioravano l’efficienza nel nuoto e la permanenza in acqua. Gli arti posteriori iniziarono a ridursi, mentre la coda divenne il principale strumento di propulsione. Il corpo si allungò, diventando più idrodinamico. Parallelamente, l’udito si adattò all’ambiente acquatico, con modifiche nel cranio e nella struttura dell’orecchio interno, mentre le narici si spostarono progressivamente verso la sommità del capo, evolvendosi nello sfiatatoio.
Il vero punto di svolta avvenne intorno a 40 milioni di anni fa con la comparsa dei primi cetacei completamente acquatici, come Basilosaurus e Dorudon, più simili a pesci che a un qualsiasi altro mammifero. Le narici si erano ormai evolute per rendere più agevole la respirazione in superficie. Le zampe anteriori, invece, erano diventate vere e proprie pinne, mantenendo però al loro interno una struttura ossea che rimandava (e rimanda tuttora nei cetacei odierni) alla zampa di un mammifero terrestre.
Fu solo circa 25 milioni di anni fa, tuttavia, che l’evoluzione dei cetacei prese due strade distinte: da un lato gli odontoceti, cetacei dotati di denti, come delfini e capodogli; dall’altro i misticeti, che svilupparono fanoni per filtrare plancton e piccoli organismi, come le grandi balene.
Fu proprio da questo evento che iniziarono a “prendere forma” i mammiferi che oggi conosciamo.
Ma l’evoluzione non si è fermata. Anche oggi, i cetacei devono affrontare nuove sfide: cambiamenti climatici, inquinamento degli oceani e riduzione delle prede stanno trasformando gli ecosistemi marini e, in un ambiente in costante mutamento, adattarsi resta l’unica chiave per sopravvivere.








I ragazzi del liceo hanno creato un fumetto, trasformando la nostra presidente Maria Assunta Menniti in un divertentissimo avatar. Un grazie particolare agli studenti per aver realizzato i disegni con estrema passione, avendo cura dei dettagli nei minimi particolari.
L’intero fumetto è fruibile al seguente link
Il progetto “Ghost-Net #23” nasce dalla necessità di risolvere uno dei problemi più attuali che altera gli equilibri naturali della biodiversità marina e costiera: la presenza di reti e attrezzi da pesca abbandonati. Secondo un rapporto realizzato da FAO e UNEP (2009), ogni anno in tutto il mondo vengono abbandonate o perse dalle 640.000 alle 800.000 tonnellate di attrezzi da pesca (reti, cordame, trappole, galleggianti, piombi, calze per mitilicoltura) e i dati sono in continuo aumento. Le reti, una volta abbandonate lungo il fondale marino, agiscono da trappole mortali per numerosi organismi, provocando danni enormi ma non irreversibili. Solo tramite pratiche e strategie sostenibili si possono contrastare minacce di tali entità, capaci di trasformare ecosistemi marini straordinari in distese prive di vita.
salvaguardia delle specie protette e degli habitat marino-costieri. Numerosi sono i progetti e le collaborazioni concluse e in corso, sia a livello nazionale sia a livello internazionale (es. “Progetto a sostegno della specie Tursiops truncatus nel tratto di Mar Ionio compreso tra Brancaleone e Botricello e azione straordinaria di rimozione dei rifiuti sui fondali del SIC Fondali di Stalettì” – POR CALABRIA FERS-FSE 2014-2020).
