Il CESRAM tra i vincitori del bando 2026 di Fondazione Italia Patria della Bellezza: al via il progetto “Blue Shift”

Il CESRAM è orgoglioso di annunciare la propria selezione tra i 26 vincitori del bando 2026 promosso dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza. Il Centro è stato scelto all’interno di una competizione che ha visto 270 candidature, confermandosi come una delle eccellenze italiane capaci di coniugare cultura, scienza e territorio.

Il progetto: “Blue Shift” per il MUDIMAR

Grazie a questa vittoria, il CESRAM beneficerà di un’adozione professionale da parte dell’agenzia di comunicazione Next Different, che affiancherà il Centro nello sviluppo del progetto “Blue Shift”.

L’iniziativa nasce con l’obiettivo ambizioso di trasformare il rapporto tra la comunità e l’ecosistema marino, puntando sulla tutela della biodiversità attraverso il potenziamento del MUDIMAR (Museo del Mare di Soverato). Gli interventi previsti includono:

  • Rinnovamento degli allestimenti: aggiornamento dei percorsi museali con linguaggi contemporanei e bilingue (italiano/inglese);
  • Evoluzione digitale: potenziamento dei canali di comunicazione online;
  • Sensibilizzazione: creazione di campagne mirate per coinvolgere un pubblico vasto, dalle scuole locali ai flussi turistici internazionali.

Un’alleanza per la bellezza e l’ambiente

Il modello promosso dalla Fondazione Italia Patria della Bellezza mira a colmare il gap di valorizzazione del patrimonio culturale e scientifico italiano attraverso il supporto strategico di agenzie specializzate.

“Il patrimonio culturale è un sistema che – se raccontato – è capace di creare relazione e partecipazione” ha dichiarato Maurizio di Robilant, Presidente della Fondazione, sottolineando come la comunicazione sia uno strumento operativo per generare valore economico e sociale per i territori.

Per il CESRAM, questo riconoscimento rappresenta un passo fondamentale per rendere il MUDIMAR un presidio culturale e scientifico sempre più accessibile, trasformando la conoscenza dell’ambiente marino in una risorsa attiva per la comunità di Soverato e per l’intera Calabria. Con BLUE SHIFT, la competenza scientifica del CESRAM si mette al servizio del territorio per restituire alla collettività una visione del mare che non è solo risorsa ecologica, ma memoria storica, paesaggio emotivo e identità culturale.

Fondazione Italia Patria della Bellezza: www.patriadellabellezza.it

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“BLUE RESCUE” Launches: International Collaboration Led by CESRAM and Conservation Biologist, Prof. Adriana Vella to Protect Ionian Sea Cetaceans

 

The ambitious project “BLUE RESCUE – Biodiversity and Litter removal for cetaceans and Underwater Ecosystems” was officially presented on April 9th in Soverato, Calabria. Promoted and coordinated by CESRAM (Centro Studi e Ricerca Ambiente Marino), the initiative marks a definitive and scientifically rigorous step toward safeguarding marine biodiversity along the Calabrian Ionian coast. Co-funded by the European Union under the Calabria Regional Program FESR FSE+ 2021-2027 (Action 2.7.1), BLUE RESCUE aims to implement concrete conservation, restoration, and protection actions for critical habitats within the Natura 2000 Network.

 

A defining feature of the BLUE RESCUE initiative is the integration of cross-border scientific excellence. The project is significantly elevated by the strategic involvement and prestigious scientific support of Professor Adriana Vella. As a leading Conservation Biologist and Cetacean Research in Maltese and Central Mediterranean waters, Adriana Vella brings critical, peer-reviewed expertise in marine biodiversity and cetacean conservation to this central Mediterranean initiative.

 

Her direct involvement ensures that the methodologies applied—particularly in marine megafauna monitoring and habitat restoration—meet the strict, highly publishable standards required to effectively influence European marine conservation policies. By bridging CESRAM’s localized expertise with the University of Malta’s robust research capabilities, the project guarantees that its findings will contribute to high-ranking scientific analyses of Mediterranean ecosystems.

 

The project launching event, introduced and coordinated by CESRAM President and Scientific Director Maria Assunta Menniti, highlighted the necessity of backing rigorous scientific research with strong institutional support. This collaborative approach is vital to execute what will be the largest waste removal operation ever conducted in the Catanzaro Ionian Sea. The Regional Councilor for the Environment, Antonio Montuoro, also extended his formal support to the initiative. The fundamental backing of the local administrations of Soverato and Stalettì will be critical in executing the project’s logistical phases.

 

To ensure data integrity and maximize environmental impact, the operational core of Blue Rescue is structured around several targeted, scientifically validated phases:

  • Targeted Cetacean Monitoring: Conducting systematic sighting campaigns and empirical data collection on the distribution and health of bottlenose dolphins (Tursiops truncatus) and other cetacean species navigating the Calabrian Ionian Sea.
  • Floating Macro-Litter Analysis: Recording, quantifying, and removing large floating debris that poses immediate entanglement or ingestion risks to marine megafauna.
  • Seabed Survey and Remediation: Deploying specialized diving teams utilizing innovative underwater technologies to execute debris cleanup operations across the seafloors of the Marine Park “Baia di Soverato” and the SAC (Special Area of Conservation) “Fondali di Stalettì”.
  • Standardized Scientific Categorization: Cataloging every extracted item strictly according to the European J-List protocol. This transforms the cleanup into a highly valuable, empirical database ready for regional implementation and potential academic publication.
  • Environmental Education: Facilitating targeted awareness activities designed to bridge the gap between scientific research and the community, engaging citizens, educational institutions, and tourism operators.

 

Next Steps

Offshore operations and data collection protocols will commence in the coming weeks. CESRAM extends its deepest gratitude to the Calabria Region, the University of Malta, and all institutional partners who have united to launch this crucial, data-driven mission for a resilient and thriving Mediterranean Sea.

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Presentazione del progetto BLUE RESCUE: al via le azioni per la tutela dei cetacei e dei fondali del Mar Ionio

Giovedì 9 aprile 2026, alle ore 18:00, presso la sede operativa dell’Ente Parchi Marini Regionali alla Baia di Soverato, sarà presentato ufficialmente BLUE RESCUE – Biodiversity and Litter removal for Cetaceans and Underwater Ecosystems, il nuovo progetto coordinato dal CESRAM e finanziato dall’Unione Europea nell’ambito del Programma Regionale Calabria FESR FSE+ 2021–2027.

Il progetto BLUE RESCUE avvierà attività mirate alla tutela dei cetacei, in particolare del Tursiope (Tursiops truncatus), e alla rimozione dei rifiuti nelle principali aree della Rete Natura 2000 del Mar Ionio calabrese. Il progetto prevede monitoraggi scientifici, campagne di pulizia subacquea, utilizzo di tecnologie innovative e iniziative di sensibilizzazione rivolte alla comunità.

L’evento, introdotto e coordinato dalla Presidente e Direttrice scientifica CESRAM Maria Assunta Menniti, vede la partecipazione di rappresentanti istituzionali, amministratori locali, esperti ambientali e partner scientifici. Tra gli interventi: i sindaci di Soverato e Stalettì, Daniele Vacca e Mario Gentile,  l’Assessore alla Transizione Ecologica di Soverato, Francesco Matozzo, il Responsabile del Servizio Tutela del Territorio della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Antonino Siclari,  la biologa marina e consulente scientifica CESRAM, Maria Grandinetti, il meteorologo e coordinatore di progetto, Paolo Bellantone, il Direttore dell’Ente Parchi Marini Regionali, Raffaele Greco, e l’Assessore all’Ambiente della Regione Calabria, Antonio Montuoro.

Il progetto BLUE RESCUE mira a rafforzare la salute degli ecosistemi marini dell’area ionica e a diffondere una cultura condivisa di tutela della biodiversità e degli habitat costieri.

Per un approfondimento sui contenuti e sulle attività previste dal progetto, clicca qui

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Un salto nel 2060 per interrogarsi su clima, migrazioni e responsabilità condivise in un mondo che cambia

Lunedì 23 febbraio sarà inaugurato il percorso immersivo e sensoriale del progetto SMART 2060. I visitatori saranno guidati in un’esperienza che invita a riflettere sul cambiamento climatico, sulle sue conseguenze e sul ruolo che ciascuno può assumere in un mondo in costante trasformazione.

Le visite si svolgeranno da lunedì 23 febbraio a domenica 8 marzo presso la sede AUSER in via Don Paolo Sorrenti (Guardavalle, CZ) e sono previsti accessi scanditi su turni. Ogni gruppo, guidato da facilitatori e facilitatrici, prenderà parte al percorso della durata di circa un’ora e mezza.

Il percorso accoglie l’intera cittadinanza: giovani, famiglie, educatrici ed educatori, insegnanti, scuole e tutte le persone che vogliono partecipare.

 

Clicca qui per verificare i turni attivi e prenotare il tuo posto

Cos’è il Percorso SMART2060 e perché partecipare?

SMART 2060 è un’esperienza immersiva e sensoriale che invita a vivere in prima persona gli effetti del cambiamento climatico sul pianeta e sulle comunità. Attraverso immagini, suoni e stimoli sensoriali, l’esperienza guida i partecipanti in un viaggio simbolico nel futuro, toccando anche il tema della migrazione forzata legata alle trasformazioni ambientali.

Un coinvolgimento fisico ed emotivo rende più vicine realtà spesso percepite come lontane, favorendo consapevolezza, responsabilità e pensiero critico. SMART 2060 permette di avvicinarsi ai temi del clima e delle migrazioni non come concetti astratti, ma come dinamiche che influenzano la vita quotidiana di tutti.

Per visualizzare una piccola anteprima del percorso clicca qui.

L’iniziativa rientra nel progetto “SMART 2060 – Studenti, Migranti, Ambiente, Relazioni, Territori”, sostenuto dal Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo e realizzato dal VIS in collaborazione con il CIES Onlus, l’associazione Don Bosco 2000 e il CESRAM.

 

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La sostenibilità ambientale come strumento per l’inclusione e contro la dispersione scolastica: al via “SMART 2060”

Nel mese di ottobre è ufficialmente iniziato “SMART 2060 – Studenti, Migranti, Ambiente, Relazioni, Territori”, un progetto di educazione alla cittadinanza globale che vuole sensibilizzare i giovani sulla sostenibilità ambientale rendendolo uno strumento per contrastare l’abbandono scolastico e favorire l’inclusione dei migranti.

Questi due obiettivi verranno perseguiti attraverso azioni mirate volte a stimolare l’interesse, l’impegno e la partecipazione attiva degli studenti. Inoltre, si punterà a valorizzare le esperienze dei migranti per renderli protagonisti dell’azione educativa.

Il progetto, che coinvolgerà circa 1200 studenti e studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado di Roma, Catanzaro e Catania provenienti da quartieri con un tasso di abbandono scolastico superiore alla media nazionale, si fonda su tre pilastri:

1. L’educazione, quale strumento di supporto all’inclusione e contrasto dell’abbandono scolastico. Educazione dei docenti – sui temi dell’Agenda 2030 relativi all’ambiente e cambiamenti climatici -, dei migranti e degli studenti. Questi ultimi parteciperanno anche a laboratori che saranno svolti proprio dai migranti.

2. Partecipazione, di studenti e migranti, attraverso azioni di coinvolgimento attivo affinché essi diventino protagonisti del proprio percorso di crescita e contribuiscano allo sviluppo sostenibile della comunità. Una Piattaforma web coinvolgerà le classi nello svolgimento di “Eco-incarichi” che risponderanno all’esigenza di apprendimento teorico e pratico.

3. Innovazione. Il progetto propone un percorso immersivo e sensoriale che simula un viaggio “irregolare” verso il Nord Europa. Un gioco teatrale in cui gli studenti – protagonisti – vivranno sulla propria pelle le conseguenze del cambiamento climatico. Dovranno abbandonare il proprio paese e al termine, con l’aiuto di migranti-facilitatori, condivideranno le emozioni vissute riflettendo su quanto appreso.

Il progetto “SMART 2060 – Studenti, Migranti, Ambiente, Relazioni, Territori” è sostenuto dal Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo e realizzato dal VIS in collaborazione con il CIES Onlus, l’associazione Don Bosco 2000 e il CESRAM.

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Hai mai sentito parlare dello zifio?

Nel vasto mondo dei cetacei, dominato dalle maestose balene e dai giocosi delfini, esiste una creatura tanto elusiva quanto affascinante: lo zifio. Questo animale marino, noto anche con il nome scientifico Ziphius cavirostris, appartiene alla famiglia degli Zifidi (Ziphiidae), un gruppo di odontoceti — cioè cetacei dotati di denti — poco conosciuti ma straordinariamente specializzati. Se non ne hai mai sentito parlare, non sei il solo: lo zifio è uno degli animali meno osservati in natura, tanto che viene spesso definito il “fantasma degli abissi”.

Lo zifio ha un aspetto inconfondibile: corpo fusiforme, una piccola pinna dorsale posta molto indietro sul dorso e una colorazione che varia dal grigio al marrone con macchie bianche che aumentano con l’età. Gli adulti possono raggiungere i 6metri di lunghezza e pesare oltre 2,5 tonnellate. Ma ciò che davvero distingue lo zifio è la sua capacità di immersione estrema.

Questi cetacei sono campioni di apnea: si immergono regolarmente fino a profondità di 1.000-2.000 metri per nutrirsi, principalmente di calamari. Il record documentato per un’immersione di zifio è  di 3.048 metri di profondità. Un’impresa straordinaria, resa possibile da adattamenti fisiologici unici, come un’elevata concentrazione di mioglobina nei muscoli e la capacità di rallentare il battito cardiaco per risparmiare ossigeno.

Ziphius cavirostris ha una distribuzione cosmopolita, presente in tutti gli oceani e nei mari temperati e tropicali del pianeta. In Mediterraneo, lo zifio è presente lungo le scarpate continentali, come nel Mar Ligure, nel Canale di Sicilia e nel Mar Ionio, aree ricche di canyon sottomarini che offrono l’habitat ideale. La difficoltà nell’osservarlo ha reso difficile anche stimarne la popolazione. Tuttavia, alcuni studi suggeriscono che esistano popolazioni residenti, almeno in alcune aree del Mediterraneo, un dato importante per la conservazione della specie.

Come molti altri cetacei profondi, lo zifio è particolarmente sensibile all’inquinamento acustico. L’uso di sonar militari a media frequenza e le prospezioni sismiche per la ricerca di idrocarburi sono stati associati a spiaggiamenti di massa, durante i quali interi gruppi di zifi sono stati trovati morti lungo le coste. Si ritiene che i suoni ad alta intensità possano disorientare questi animali, inducendoli a risalire troppo velocemente, con effetti simili a quelli della “malattia da decompressione” negli esseri umani.

Nonostante gli sforzi della scienza, molte domande restano aperte: come si riproduce lo zifio? Qual è la struttura sociale dei suoi gruppi? Quanto vive realmente? La sua natura riservata rende difficile ottenere risposte, ma è anche ciò che alimenta il fascino verso questa creatura misteriosa.

Una curiosità? A differenza della maggior parte dei cetacei dentati, solo i maschi adulti hanno denti visibili, e ne hanno appena due! Questi denti, a forma di zanna e posizionati sulla mascella inferiore, sembrano avere un ruolo nelle interazioni sociali e nei combattimenti tra maschi.

Lo zifio è un esempio perfetto di quanto poco conosciamo ancora degli oceani. È un animale schivo, profondo, antico, che sfida i nostri preconcetti sulla vita marina. Proteggerlo significa anche riconoscere il valore di ciò che non vediamo ogni giorno, ma che ha un ruolo fondamentale nell’equilibrio degli ecosistemi oceanici.

Dott.ssa Maria Grandinetti
Biologa

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Come lavora un biologo marino: il dietro le quinte di chi studia il mare

Quando pensiamo al mare, ci vengono in mente immagini di spiagge cristalline, delfini che saltano tra le onde o distese di coralli colorati. Ma c’è un mondo nascosto dietro queste meraviglie, fatto di osservazione, studio e tutela: è il mondo dei biologi marini, professionisti che ogni giorno si dedicano a comprendere e proteggere la vita negli oceani. Ma chi sono davvero? Come si diventa biologo marino e cosa comporta questo lavoro? Fare il biologo marino non significa solo nuotare tra i pesci tropicali o viaggiare su navi da ricerca. Significa affrontare sfide complesse: raccogliere dati in condizioni a volte difficili, analizzare campioni in laboratorio, contribuire a scoperte scientifiche e, non meno importante, comunicare al pubblico l’importanza di proteggere gli ecosistemi marini. La biologia marina è una scienza che richiede metodo, pazienza e una forte motivazione. Ogni giorno i biologi marini studiano la vita in mare: dalla più microscopica cellula del plancton, agli enormi cetacei che migrano attraverso gli oceani.
Non esiste un solo percorso, ma diversi possibili itinerari accademici. In Italia, solitamente il cammino inizia con una laurea triennale in Scienze Biologiche, Scienze Naturali o Scienze Ambientali.
A seguire, è possibile scegliere una laurea magistrale in Biologia Marina, Ecologia Marina o Scienze del Mare. Alcuni atenei offrono percorsi specifici che integrano discipline come l’oceanografia, la zoologia, la botanica marina o la gestione della biodiversità. Per chi desidera approfondire ancora, è possibile proseguire con un dottorato di ricerca o con corsi di specializzazione che includano strumenti tecnologici avanzati come la genetica ambientale. Dipende dalla specializzazione e dal contesto lavorativo. Le opportunità sono più ampie di quanto si pensi:

  • Ricerca scientifica: molti biologi marini lavorano in università o enti di ricerca. Studiano popolazioni animali, analizzano cambiamenti climatici, mappano fondali marini o monitorano specie a rischio.
  • Conservazione e tutela ambientale: si può lavorare con ONG, enti pubblici o parchi marini per proteggere habitat vulnerabili, organizzare campagne di sensibilizzazione o realizzare piani di gestione delle risorse ittiche.
  • Acquari e musei scientifici: qui i biologi si occupano della cura degli animali, dell’allestimento educativo delle mostre e della formazione del pubblico.
  • Educazione ambientale: attraverso laboratori, visite guidate, materiali didattici e progetti scolastici, il biologo marino può diventare un punto di riferimento per la divulgazione scientifica.
  • Consulenze per aziende o enti pubblici: in ambito marino, molte aziende richiedono valutazioni d’impatto ambientale o studi sulla qualità delle acque.
  • Giornalismo scientifico e comunicazione: con competenze trasversali, alcuni biologi si dedicano a raccontare il mare attraverso libri, articoli, video o canali social.

Essere biologo marino significa spesso lavorare in equilibrio tra la tecnologia e la natura, tra il microscopio e il batiscafo, tra il laboratorio e le onde. Ma soprattutto significa sentire ogni giorno la responsabilità di proteggere uno dei beni più preziosi del nostro pianeta: il mare.

Oggi più che mai, il lavoro del biologo marino non si limita alla raccolta di dati o alla scoperta di nuove specie. In un mondo in cui l’oceano è sotto pressione – tra inquinamento, pesca intensiva, cambiamenti climatici e perdita di biodiversità – questi professionisti sono anche sentinelle del mare. Essere biologo marino significa assumersi una responsabilità etica e sociale: dare voce a ecosistemi che non possono parlare, proteggere ciò che non si vede, raccontare storie di equilibrio e fragilità con un linguaggio comprensibile a tutti.

È un ruolo che richiede rigore scientifico, ma anche empatia e capacità di dialogo con istituzioni, comunità locali e cittadini. Per chi sogna un futuro blu, fatto di ricerca, meraviglia e impegno, la biologia marina dunque è più di una carriera: è una scelta di vita.

Dott.ssa Maria Grandinetti
Biologa

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Il CESRAM alla University Maritime Platform Conference 2025: ricerca, innovazione e collaborazione per la sostenibilità marina

Dal 7 al 9 maggio 2025 il CESRAM ha partecipato con entusiasmo alla University Maritime Platform Conference 2025 dal titolo “Innovation in Marine & Maritime Sustainable Developments: Research and Applications”, svoltasi presso l’Università di Malta. L’evento ha rappresentato un’importante occasione di confronto internazionale tra enti di ricerca, università, istituzioni e imprese impegnate nello studio e nella salvaguardia dell’ambiente marino e marittimo.

Un evento di rilevanza internazionale

La conferenza ha riunito esperti provenienti da tutto il mondo, affrontando temi cruciali per il futuro dei nostri mari: sostenibilità ambientale, digitalizzazione dei processi marittimi, cambiamento climatico, biodiversità marina e innovazione tecnologica applicata al settore. In questo contesto, la partecipazione del CESRAM si è inserita nel quadro di una sempre più forte sinergia tra ricerca scientifica e applicazioni pratiche a beneficio delle comunità costiere e dell’ambiente marino.

I contributi scientifici del CESRAM

Nel corso dell’evento, il CESRAM ha presentato una serie di poster scientifici, frutto di una proficua collaborazione con partner nazionali e internazionali, tra cui TEA Engineering Srl e l’Università di Malta. I poster hanno illustrato progetti di ricerca innovativi e multidisciplinari, nello specifico:

  • An innovative educational and environmental project toward improving societal governance through knowledge sharing with youths
  • Cetaceans and marine macro-litter in Calabrian Ionian Sea (Central Eastern Mediterranean): Applying conservation research
  • A preliminary study to enhance predictive modelling of cetacean-habitat
  • Educational monitoring in Calabrian Ionian Sea (Central Eastern Mediterranean): Citizen science in maritime traffic assessments
  • Interactive virtual technology applied to represent the future effects of climate change in the Gulf of Squillace, Calabrian Ionian Sea (Central Eastern Mediterranean)
  • First assessments on marine geomorphology and biocolonization through the study and survey of some wrecks sunk along the Albanian coast

Un sentito ringraziamento va a tutti gli organizzatori e in particolare alla Prof.ssa Adriana Vella dell’Università di Malta per la sua instancabile dedizione, professionalità e passione, che hanno reso possibile una conferenza di grande impatto, creando un contesto ricco di stimoli e di opportunità di confronto.

Uno sguardo al futuro

La partecipazione alla UMP Conference 2025 ha rappresentato per il CESRAM un momento di altissima formazione e anche l’occasione per rafforzare collaborazioni internazionali e avviare nuove sinergie, orientate alla ricerca applicata e alla formazione interdisciplinare.

Il nostro impegno per la tutela dell’ambiente marino e lo sviluppo sostenibile del territorio continua con passione e determinazione.

Dott.ssa Maria Assunta Menniti
Biologa

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Come si sono evoluti i cetacei: dalla terra ferma all’acqua

Siamo nel cuore dell’Eocene, circa 50 milioni di anni fa. La Terra è calda, umida, le foreste tropicali si estendono rigogliose fin quasi ai Poli e i mammiferi iniziano a prendere il posto dei grandi rettili. In questo scenario, districandosi tra le foreste di mangrovie delle lussureggianti aree fluviali dell’Asia meridionale, è possibile incontrare un piccolo quadrupede con arti robusti, cranio allungato e denti aguzzi: il Pakicetus, quello che noi oggi riconosciamo come il primo cetaceo mai esistito sul nostro pianeta.

Domandarsi come un piccolo mammifero terrestre, non più grande di un lupo, possa essere l’antenato diretto di alcuni tra gli animali marini più imponenti mai apparsi sul nostro pianeta, apre le porte a una delle storie evolutive più affascinanti del regno animale.
La storia del Pakicetus è, in un certo senso, un ritorno alle origini: un ritorno all’acqua dove tutto è iniziato. La forte pressione ecologica, la competizione con altre specie e la sua già evidente affinità con l’ambiente acquatico (trattandosi di un cacciatore fluviale) spinsero questo animale a rifugiarsi in acqua dove trovò cibo in abbondanza e riparo. Con il tempo, da quello che era un mammifero terrestre, si arrivò a un esemplare più adatto alla vita acquatica che alla terra ferma.
La selezione naturale premiò via via quei tratti anfibi che miglioravano l’efficienza nel nuoto e la permanenza in acqua. Gli arti posteriori iniziarono a ridursi, mentre la coda divenne il principale strumento di propulsione. Il corpo si allungò, diventando più idrodinamico. Parallelamente, l’udito si adattò all’ambiente acquatico, con modifiche nel cranio e nella struttura dell’orecchio interno, mentre le narici si spostarono progressivamente verso la sommità del capo, evolvendosi nello sfiatatoio.

Il vero punto di svolta avvenne intorno a 40 milioni di anni fa con la comparsa dei primi cetacei completamente acquatici, come Basilosaurus e Dorudon, più simili a pesci che a un qualsiasi altro mammifero. Le narici si erano ormai evolute per rendere più agevole la respirazione in superficie. Le zampe anteriori, invece, erano diventate vere e proprie pinne, mantenendo però al loro interno una struttura ossea che rimandava (e rimanda tuttora nei cetacei odierni) alla zampa di un mammifero terrestre.

Fu solo circa 25 milioni di anni fa, tuttavia, che l’evoluzione dei cetacei prese due strade distinte: da un lato gli odontoceti, cetacei dotati di denti, come delfini e capodogli; dall’altro i misticeti, che svilupparono fanoni per filtrare plancton e piccoli organismi, come le grandi balene.
Fu proprio da questo evento che iniziarono a “prendere forma” i mammiferi che oggi conosciamo.
Ma l’evoluzione non si è fermata. Anche oggi, i cetacei devono affrontare nuove sfide: cambiamenti climatici, inquinamento degli oceani e riduzione delle prede stanno trasformando gli ecosistemi marini e, in un ambiente in costante mutamento, adattarsi resta l’unica chiave per sopravvivere.

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Ecoturismo: viaggiare rispettando il pianeta

Durante le escursioni, non è raro assistere a comportamenti scorretti da parte dei turisti, spesso inconsapevoli. Gesti che possono sembrare innocui – come avvicinarsi troppo agli animali per scattare la foto “perfetta” o cercare un contatto diretto – possono in realtà causare gravi conseguenze alla fauna selvatica provocando stress e alterandone i comportamenti, mettendo a rischio la loro salute e, in alcuni casi, la sopravvivenza.

È proprio da questa consapevolezza e dall’esigenza di regolamentare un flusso potenzialmente distruttivo che nasce il concetto di ecoturismo, un modo nuovo di viaggiare che mette al centro il rispetto per la natura, le culture locali e la biodiversità. Il concetto di “viaggio turistico”, nel senso moderno del termine, ha radici molto antiche. Emerge durante l’Età del Grand Tour, tra il XVII e il XVIII secolo, quando giovani nobili e borghesi intraprendevano lunghi viaggi attraverso l’Europa per vivere un’esperienza educativa finalizzata allo scambio culturale, all’integrazione e alla formazione. Oggi, il termine “viaggio” si fregia delle più svariate sfumature senza tradire quella sua accezione ancestrale di esperienze culturali ed emozionali. Allo stesso tempo, però, è impossibile non prendere atto di ciò che comporta la soddisfazione di questo vezzo, la cui impronta si misura in emissioni, rifiuti e, purtroppo, sofferenza animale. Negli ultimi anni, il turismo di massa ha iniziato a diffondersi anche nelle destinazioni naturalistiche, portando con sé le stesse criticità che da tempo affliggono le mete urbane. Se da un lato ciò sta ad indicare un nuovo, o comunque crescente, interesse per l’ambiente, dall’altro rischia di compromettere proprio ciò che si cerca di valorizzare.

Quello che oggi chiamiamo “turismo responsabile” nasce proprio dall’intento di costruire un ponte tra il desiderio di scoprire la natura incontaminata e la necessità di mantenerla tale. Optare per l’ecoturismo significa vivere esperienze autentiche e profonde: non si tratta solo di osservare ma di sentirsi parte di qualcosa di più grande, prendendo coscienza del nostro ruolo nel proteggere (o danneggiare) ciò che ci circonda. Il CESRAM da anni promuove un modello di ecoturismo autentico e rispettoso, offrendo alla cittadinanza esperienze di avvistamento dei cetacei nel loro habitat naturale.

Le uscite in mare diventano vere e proprie attività formative pensate per informare, coinvolgere e sensibilizzare. Seguendo un rigoroso codice di condotta, il CESRAM dimostra come sia possibile osservare la fauna marina senza invaderla, in modo etico e consapevole. Attraverso queste attività, il centro svolge un’importante funzione educativa: informazione e sensibilizzazione sono, infatti, i mezzi più efficaci per aiutare a preservare la biodiversità marina. L’obiettivo è quello di alimentare nella collettività un senso di consapevolezza, affinché sempre più persone comprendano il valore della conservazione e gli effetti delle azioni sconsiderate dell’uomo sulla vita della flora e fauna marina.

Dott. Fortunato Malta
Biotecnologo

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