Uno studio, coordinato dalla Fondazione Acquario di Genova ONLUS e realizzato in collaborazione con diversi gruppi di ricerca, tra cui il CESRAM, ha esaminato la distribuzione dei tursiopi nel Mediterraneo. I risultati ottenuti evidenziano una netta prevalenza di tursiopi costieri, senza prove di coesistenza con l’ecotipo pelagico.
Dalla Nuova Scozia alla Patagonia, dal Nord del Giappone alle coste australiane, il tursiope comune (Tursiops truncatus) è uno dei cetacei più diffusi al mondo. La vasta occupazione territoriale del tursiope è sicuramente da attribuire alla sua straordinaria capacità di adattamento che gli ha permesso di colonizzare nel tempo diversi habitat, dalle più basse acque costiere agli oceani più profondi, a eccezione delle gelide regioni polari. La preferenza ambientale, in concomitanza a specifiche caratteristiche genetiche, è comunemente utilizzata come criterio per distinguere due gruppi di tursiopi, definiti “ecotipi”: quello costiero, che predilige acque poco profonde, e quello pelagico, che vive in mare aperto con profondità superiori ai 200 metri.
Nel Mar Mediterraneo, la sua massiccia presenza ha reso questo mammifero secondo solo alla stenella (Stenella coeruleoalba) per numero di avvistamenti. Poiché la sua presenza è stata quasi sempre registrata entro profondità relativamente basse, i tursiopi del Mediterraneo vengono tendenzialmente identificati come appartenenti all’ecotipo costiero. Tuttavia, nel 2015, uno studio ha dimostrato che alcuni esemplari spiaggiati lungo le coste mediterranee presentavano tracce di DNA simili a quelle dell’ecotipo pelagico, suggerendo la possibile coesistenza dei due gruppi.
Per comprendere le abitudini della specie e verificare l’effettiva presenza dell’ecotipo pelagico anche nei nostri mari, il CESRAM, in collaborazione con altri 42 gruppi ed enti di ricerca internazionali, ha partecipato alla raccolta dati di avvistamenti di tursiopi coprendo una vasta area del bacino per un periodo di 15 anni. La ricerca, la più estesa mai condotta sulla popolazione mediterranea dei tursiopi, ha analizzato dati provenienti da avvistamenti e foto-identificazioni. I risultati ottenuti indicano una netta preferenza di questi mammiferi per le acque costiere, nonostante alcuni avvistamenti sporadici in mare aperto. In particolare, i dati evidenziano che soltanto quattro individui su migliaia di esemplari sono stati avvistati esclusivamente in acque pelagiche, tutti nel Mar di Alborán, tra la Spagna e il Marocco. È possibile che questo comportamento dipenda in parte dall’adattamento dei tursiopi nel tempo allo sfruttamento delle risorse locali, dalle reti da imbrocco e da traino alle gabbie di acquacoltura, portando a una sorta di “evoluzione culturale” come conseguenza delle attività umane.
Questi risultati suggeriscono che i tursiopi che popolano il Mediterraneo siano principalmente costieri, escludendo la coesistenza dei due ecotipi. La presenza di DNA pelagico negli esemplari spiaggiati potrebbe essere attribuita a una passata colonizzazione del bacino da parte dei tursiopi atlantici, i quali avrebbero conservato i tratti genetici originali pur adattandosi al nuovo ambiente.
Dott. Fortunato Malta
Biotecnologo

